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Africa: zero dazi dalla Cina, il lato negativo c’è

di: Celine Camoin | 18 Marzo 2026

La decisione della Cina di azzerare i dazi doganali per le nazioni meno sviluppate potrebbe paradossalmente danneggiare il tessuto economico dei Paesi africani che rientrano in questa categoria. Secondo una lettura di The Conversation, questa misura commerciale, sebbene presentata come un incentivo allo sviluppo, rischia di esporre le economie locali a una concorrenza insostenibile e di minare i processi di industrializzazione regionale.

La nuova strategia di Pechino prevede l’estensione di un trattamento tariffario pari a zero al cento per cento delle linee doganali per i prodotti originari dei Paesi meno avanzati delle nazioni con i redditi più bassi. Tuttavia, questa apertura totale potrebbe favorire esclusivamente le esportazioni di materie prime verso il mercato asiatico, consolidando un modello economico di dipendenza che non permette la nascita di catene del valore locali.

 

Il rischio di deindustrializzazione

Il rischio principale riguarda la possibile inondazione dei mercati africani da parte di beni cinesi a basso costo, che andrebbero a colpire direttamente le piccole imprese locali. Nonostante l’annuncio sia stato accolto con favore formale durante l’ultimo vertice del Focac (Forum sulla cooperazione Cina-Africa), molti osservatori rimangono scettici. La fonte cita esplicitamente che questa politica rischia di favorire le grandi aziende statali cinesi a scapito dei produttori africani, i quali non possiedono ancora le infrastrutture necessarie per competere su una scala così vasta.

Inoltre, la gestione delle finanze pubbliche nei Paesi coinvolti potrebbe subire un duro colpo a causa della perdita delle entrate doganali. Per molte amministrazioni governative, i dazi rappresentano una fetta consistente del bilancio gestito dal ministero dell’Economia e dal ministero delle Finanze. Senza questi introiti, la capacità di investire in servizi essenziali come sanità e istruzione verrebbe drasticamente ridotta.

 

Materie prime contro tecnologia: uno scambio impari

Un altro punto critico sollevato riguarda la disparità nel valore degli scambi. La Cina esporta prodotti finiti ad alto valore aggiunto. Ad esempio, i Paesi africani hanno importato 15.032 megawatt (MW) di pannelli solari cinesi nei dodici mesi dal 1° luglio 2024 al 30 giugno 2025, rispetto ai 9.379 MW del precedente periodo di dodici mesi, con un aumento del 60%. Invece le nazioni africane esportano prevalentemente risorse naturali. Se un carico di minerali viene venduto per circa dieci miliardi di yuan (1,3 miliardi di euro), il ritorno economico in termini di occupazione locale rimane minimo rispetto all’importazione di tecnologie e macchinari cinesi che saturano il mercato interno.

In conclusione, sebbene la rimozione delle barriere tariffarie sia teoricamente un vantaggio, la mancanza di clausole di salvaguardia per le industrie nascenti trasforma questa opportunità in una minaccia.

 

I dati del 2025: cresce il deficit commerciale africano

Senza un sostegno strutturale alla produzione interna, il beneficio di vendere a dazio zero in Cina sarà ampiamente compensato in negativo dalla perdita di sovranità economica e industriale nel proprio Paese. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane cinesi (Gac), le esportazioni cinesi di beni verso i Paesi africani sono aumentate del 25,8% nel 2025, raggiungendo i 225 miliardi di dollari mentre le importazioni cinesi dai Paesi africani sono aumentate di solo il 5,4% rispetto al 2024, raggiungendo i 123 miliardi di dollari.

Complessivamente, il commercio totale tra Cina e Africa ha raggiunto il record di 348 miliardi di dollari (+17,7%), con il deficit commerciale del continente con il gigante asiatico aumentato del 64,5% rispetto al 2024, raggiungendo i 102 miliardi di dollari.

© Riproduzione riservata

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