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Africa Or.: porti, aumentano i costi a Mombasa e Dar Es Salaam

di: Andrea Spinelli Barrile | 19 Febbraio 2026

Nel 2026, la mobilitazione e lo sdoganamento delle merci che arriveranno o partiranno dall’Africa orientale, dai porti keniani e tanzaniani, sarà più costosa e a carico dei commercianti.

Lo scorso anno, la Kenya ports authority (Kpa) ha rivisto al rialzo le tariffe portuali, iniziando a implementare una nuova struttura tariffaria il 22 dicembre, dopo un ritardo di tre mesi: i costi per i servizi chiave sono aumentati in modo significativo e questo influenza ogni fase delle operazioni portuali, dall’attracco alla movimentazione del carico allo stoccaggio e alle licenze. Solo per quanto riguarda per la movimentazione portuale di materiali, le tariffe in Kenya sono aumentate tra il 20 e il 30%. Ma, a osservare altrove, sembra essere una tendenza regionale.

Il 9 gennaio la Tanzania Ports Authority (Tpa) ha rivisto al rialzo le tariffe portuali, tra il 2 e il 15% a seconda dei servizi: aumenteranno i costi per le operazioni marittime, le tasse navali, lo stivaggio la movimentazione terra e lo stoccaggio.

La Federazione delle associazioni degli spedizionieri dell’Africa orientale (Feaffa) ha fatto sapere di stare attentamente monitorando gli effetti di questi aumenti, chiedendo che vengano accompagnati da miglioramenti misurabili nelle prestazioni. Per gli spedizionieri, l’aumento delle tariffe portuali è sempre un duro colpo ed è difficile da assorbire, venendo spesso trasferito lungo l’intera catena di approvvigionamento, con ripercussioni su commercianti, aziende e, infine, consumatori.

Con i porti di Mombasa e Dar Es Salaam intesi come punti di transito diretto delle merci in entrata verso i Paesi senza sbocco sul mare (Burundi, Repubblica democratica del Congo, Rwanda, Uganda), il problema delle tariffe portuali potrebbe avere ripercussioni sull’intera regione.

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