di: Céline Dominique Nadler | 16 Febbraio 2026
L’Africa registra progressi irregolari nell’indice di preparazione all’intelligenza artificiale governativa del 2025, con Egitto e Marocco dal Nord Africa che avanzano più velocemente dei loro pari nella regione sub-sahariana.
Secondo il Government AI Readiness Index del 2025, i progressi dell’Africa nella preparazione dei governi all’intelligenza artificiale (AI) rimangono cauti e disomogenei, con solo una manciata di Paesi che mostrano la solidità istituzionale necessaria per competere a livello globale. L’indice, che fornisce un quadro analitico sulla capacità dei governi mondiali di implementare l’intelligenza artificiale nei servizi pubblici e nell’economia, mostra che la preparazione all’AI dipende meno dall’entusiasmo politico e più dalla capacità dei governi di trasformare l’ambizione in sistemi operativi, garanzie normative e applicazioni concrete che migliorino i servizi pubblici tutelando al contempo i diritti dei cittadini.
Pubblicato da Oxford Insights, l’indice valuta 195 governi da tutti i continenti in base alla loro capacità di adottare, gestire e diffondere l’intelligenza artificiale in modo responsabile nel settore pubblico. I risultati suggeriscono che, sebbene l’interesse per l’intelligenza artificiale sia in crescita in tutta l’Africa, la preparazione rimane limitata da infrastrutture deboli, competenze limitate e divari tra strategia ed esecuzione.
Il divario globale e la carenza di dati regionali aggregati
A livello globale, la graduatoria è guidata dal Nord America, che registra un punteggio medio di 79,75 su 100 , seguito dall’Europa Occidentale con 62,75. L’Africa subsahariana occupa la nona e ultima posizione tra le regioni analizzate, con un punteggio medio di 28,04. Le aree geografiche con parametri più vicini a quelli subsahariani sono il Pacifico, ottavo con 30,39, e l’America Latina e i Caraibi, settimi con 34.
Nel continente africano, l’Egitto si è classificato come il Paese con le migliori performance, piazzandosi al 51° posto a livello globale e ben al di sopra dei Paesi della regione. L’Egitto, che ha pubblicato un aggiornamento della propria strategia nazionale varata originariamente nel 2020, ha infatti ottenuto risultati particolarmente positivi in termini di capacità politica, ottenendo un ottimo punteggio in questo pilastro, a dimostrazione della solidità della sua strategia nazionale in materia di AI e del coordinamento tra le istituzioni governative.
Anche il Marocco, all’87o posto nella classifica di Oxford Insights, scalando 14 posizioni nella graduatoria mondiale, ha sostenuto significativi investimenti nella riforma digitale, nello sviluppo di competenze e nella capacità di ricerca, insieme a una rinnovata attenzione politica all’intelligenza artificiale come motore di produttività ed efficienza del settore pubblico. Il Paese ha del resto avviato le procedure per l’introduzione della normativa Digital X.0, concepita come primo quadro regolatorio nazionale per l’intelligenza artificiale.
Sempre nel Nord Africa, la Libia, 132ª , ha rilasciato a ottobre 2025 il modello generativo denominato LibiGpt.
I ritardi dell’Africa subsahariana e le eccezioni nazionali
Nell’Africa subsahariana, emergono Stati che riportano risultati superiori alla media della propria regione. Il Kenya si posiziona al 65° posto globale, seguito da Sudafrica (67°), Mauritius (71°) e Nigeria (72°). La Nigeria ha registrato scostamenti positivi, collocandosi al 49° posto nel parametro relativo allo sviluppo e alla diffusione tecnologica, e al 35° nella capacità politica, in seguito agli investimenti nel settore interno e alla pubblicazione di documenti strategici. Progressi che sono del resto confermati dal rapporto Our Life with AI del 2025, pubblicato da Google in collaborazione con Ipsos, secondo cui la Nigeria è diventata il Paese leader al mondo per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’apprendimento, nel lavoro e nell’imprenditorialità.
Altri Stati evidenziano iniziative settoriali: il Ruanda, 75° nella classifica generale, ha ospitato il Global AI Summit on Africa e ha avviato un polo per l’intelligenza artificiale in collaborazione con la Gates Foundation. Ospiterà anche la quarta conferenza regionale della Comunità dell’Africa orientale (Eac) su scienza, tecnologia e innovazione (Sti) dal 4 al 6 marzo a Kigal. L’Etiopia, 88°, ha stanziato 1,13 miliardi di Birr (oltre sette milioni di dollari) per lo sviluppo del comparto attraverso il proprio istituto nazionale.
Nonostante alcuni progressi isolati, la maggior parte dei governi africani continua a non raggiungere risultati soddisfacenti in termini di infrastrutture di AI e adozione da parte del settore pubblico. Oxford Insights osserva che “permangono importanti lacune, in particolare nel progresso delle infrastrutture di intelligenza artificiale e nell’adozione da parte del settore pubblico”, limitando la capacità dei governi di andare oltre i progetti pilota.
Questi limiti sono più evidenti nella disponibilità dei dati, nella capacità del cloud e nella carenza di competenze tecniche all’interno della pubblica amministrazione. In molti Paesi, le iniziative di intelligenza artificiale rimangono guidate dai donatori o confinate a piccole unità di innovazione, piuttosto che integrate tra i ministeri.

Anche la governance rimane un punto debole. L’Africa subsahariana sconta carenze nei parametri delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e nell’adozione da parte del settore pubblico. Un incremento si registra negli indicatori di governance e di sviluppo e diffusione tecnologica, ambiti nei quali la regione supera il Pacifico, posizionandosi ottava su nove a livello globale. Ventinove nazioni subsahariane dispongono di strategie nazionali in vigore o in fase di redazione, e l’Unione Africana ha adottato una strategia continentale. Le normative di sicurezza risultano però assenti in gran parte del territorio: solo la Namibia ha pubblicato linee guida etiche, mentre quattordici Paesi le stanno sviluppando. Il Kenya risulta l’unico membro africano dell’International Network of AI Safety Institutes.
In fondo alla classifica globale si trovano i Paesi africani privi di piani governativi o infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il Sud Sudan chiude la graduatoria al 195° posto, preceduto da Guinea Bissau al 194° e Repubblica Centrafricana al 193°.
La posta in gioco è alta. I governi che non riescono a sviluppare capacità di intelligenza artificiale rischiano di rimanere ulteriormente indietro in termini di efficienza, competitività e fiducia dei cittadini. Al contrario, quelli che investono per tempo e governano bene potrebbero superare i colli di bottiglia dello sviluppo in settori come la diagnostica sanitaria, i servizi agricoli e l’amministrazione delle entrate.
L’indice sottolinea che i migliori performer a livello globale non sono necessariamente quelli con i settori tecnologici più avanzati, ma quelli con quadri di governance coerenti e la capacità istituzionale di implementare l’intelligenza artificiale su larga scala.



