di: Enrico Casale | 29 Gennaio 2026
Nel 2025 la Cina ha perso lo status di principale creditore estero dell’Angola, un primato che deteneva da anni. Lo ha rivelato il direttore generale dell’Unità di gestione del debito pubblico angolano, Dorivaldo Teixeira, durante la presentazione della strategia di indebitamento per il triennio 2026-2028.
Secondo i dati illustrati, i creditori interni hanno superato quelli esteri, rappresentando nel 2025 circa il 28% dell’intero stock di debito pubblico. Al secondo posto si è posizionato il Regno Unito con il 22%, mentre la quota di debito detenuta dalla Cina è scesa al 19%, in netto calo rispetto al 34% del 2020.
Questa progressiva diminuzione riflette non solo la strategia del governo angolano di ridurre l’esposizione verso creditori esterni, ma anche la significativa contrazione della componente di debito collateralizzato (debito garantito da un bene o da un’attività) con la Cina, che si è ridotto da 16,3 miliardi di dollari nel 2020 a circa 7,3 miliardi nel 2025. Secondo Teixeira, tale riduzione ha permesso di far sì che la Cina non risulti più “un elemento di pressione” nella gestione della finanza pubblica angolana.
Il cambiamento nella struttura del debito pubblico si inserisce in un quadro più ampio di riforma della gestione finanziaria: tra il 2021 e il 2025 il rapporto debito/Pil dell’Angola è sceso dal 69% al 50,5%, con una lieve crescita della quota di debito estero complessiva.
Il governo di Luanda punta ora a diversificare ulteriormente le fonti di finanziamento e a rendere più sostenibile il profilo delle scadenze, evitando concentrazioni di rimborso nei prossimi anni — in particolare nel 2028 e nel 2029, quando è prevista una significativa parte dei pagamenti su titoli di debito.
La transizione segnata dal sorpasso del credito interno e britannico sulla Cina non elimina il ruolo di quest’ultima come partner economico strategico. Pechino, secondo alcuni analisti, rimane un interlocutore chiave per il finanziamento di progetti infrastrutturali e commerciali, pur in un contesto di dialogo e cooperazione ricalibrato alla luce delle mutate condizioni economiche globali e nazionali.
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