di: Celine Camoin | 29 Gennaio 2026
“L’accesso all’energia assume in maniera crescente un valore strategico per i governi africani perché necessaria per rispondere all’imperativo dell’industrializzazione e della creazione di valore aggiunto in loco. Sebbene l’industrializzazione sia da tempo un obiettivo nei piani di sviluppo di molti Paesi africani, registriamo un nuovo impulso, anche perché cresce l’esigenza di creare posti di lavoro, in un continente in cui circa 12 milioni di giovani fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro ogni anno”.
Con questa riflessione, si è sviluppato il capitolo “L’Africa e le nuove sfide dell’energia” a cura di Ester Stefanelli, manager public affairs sub-saharian Africa di Eni, alla conferenza “Africa 2026, Prospettive Politiche ed Economiche”, un appuntamento organizzato ogni anno dal mensile Africa e Affari della casa editoriale Internationalia per fare il punto sulle dinamiche, sulle sfide e sulle opportunità nel continente.
Tra industrializzazione e pragmatismo: il ruolo strategico degli idrocarburi e del gas
Nel mosaico di Paesi che è l’Africa, c’è un dato da tener presente: “I Paesi africani insistono sull’utilizzo di tutte le risorse a disposizione per garantire l’accesso all’energia, al fine di promuovere modelli di transizione che rispecchino le reali ambizioni di sviluppo della regione e le sue aspirazioni di una crescita trainata dall’industria, tenuto conto che il contributo della regione alle emissioni globali rimane trascurabile”, ha sottolineato Stefanelli.
Paesi come il Kenya hanno un mix energetico con un’alta percentuale di rinnovabili, altri – almeno dieci in Africa – dipendono invece dal settore degli idrocarburi. In Paesi come Angola, Nigeria, Congo Brazzaville in cui il settore degli idrocarburi rappresenta l’80% dell’export totale e il 50% delle entrate, “ci si può chiedere se sia realistico immaginare una transizione che dall’oggi al domani non preveda più l’utilizzo di queste risorse. Risorse da considerare indispensabili per una maggiore autonomia energetica e per nuove fonti di entrata per finanziare la transizione”, ha osservato Stefanelli.
Tra le risorse per la transizione si evidenzia in particolare il ruolo del gas, la fonte fossile con il più basso impatto ambientale. Nelle regioni con il maggiore accesso all’elettricità, la quota di combustibili fossili nel mix di generazione elettrica supera l’80%. La quota di gas nel mix di generazione elettrica è aumentata nell’ultimo ventennio (43% in Africa, 14% nella sub-sahariana).
Oltre l’energia: partenariati pubblico-privati e sostenibilità sociale
Il settore privato, ha continuato la relatrice, è essenziale per diversificare le fonti di finanziamento dell’Africa, ancora in larga parte sovvenzioni e prestiti, anche promuovendo la formula dei partenariati pubblico-privati (Ppp).
Il continente africano rappresenta oggi circa il 50% della produzione di idrocarburi di Eni, in larga parte destinata ai mercati locali. “L’accesso all’energia rappresenta infatti una priorità strategica del modello Eni, che nel 2024 ha fornito ai mercati locali africani circa l’80% del gas naturale prodotto nel continente, contribuendo in modo diretto alla sicurezza energetica dei Paesi partner.
A fine 2024, ad esempio, Eni ha avviato la seconda fase del progetto Baleine in Costa d’Avorio, il primo progetto upstream a zero emissioni nette scope 1 e 2 in Africa. Con questa nuova fase di sviluppo, sono stati incrementati in maniera significativa le quantità di gas destinate alla produzione di energia elettrica nel paese, contribuendo così all’accesso all’energia. Il gas associato legato alla produzione del giacimento di Baleine è interamente destinato al consumo domestico”.
Recentemente è stata annunciata la decisione finale di investimento per il progetto Coral North in Mozambico, il quale renderà il Mozambico il terzo produttore di Gnl in Africa, rafforzando lo sviluppo economico del Paese. Il primo progetto dell’Eni in Mozambico, Coral South, è il primo progetto di Gnl in acque ultra-profonde al mondo. Nel 2024 ha contribuito per circa il 50% della crescita del Pil del paese. Coral North è destinato a raddoppiare questo tipo di contributo.

In tutti i Paesi di attività, Eni sviluppa iniziative di supporto allo sviluppo locale, definite in accordo con le istituzioni locali e per rispondere a esigenze specifiche del territorio. Questi progetti integrati coniugano dimensioni di diversificazione economica con iniziative di potenziamento dell’accesso alla salute, all’educazione, all’acqua. Sono attualmente attivi progetti di sviluppo locale in 21 Paesi, di cui nove africani. Nel 2024, il 38,8% degli investimenti per lo sviluppo locale è stato destinato all’Africa. Tra le iniziative del 2024, l’accordo con Medici con l’Africa Cuamm (collegio universitario aspiranti medici missionari) e l’International Rescue Committee per il rafforzamento dei servizi di assistenza sanitaria di base in Costa d’Avorio.
Oltre al settore strettamente energetico, Eni investe in progetti di transizione che favoriscono la crescita economica locale, la diversificazione del reddito e una maggiore inclusione sociale. L’iniziativa Agri-feedstock promuove la coltivazione di colture oleaginose su terreni degradati o non destinati alla produzione alimentare, garantendo una filiera sostenibile per le bioraffinerie, offrendo opportunità di reddito a decine di migliaia di agricoltori locali. Le colture vengono coltivate da agricoltori locali, che vendono il prodotto a Eni, sulla base di contratti a lungo termine, con un impatto positivo in termini di accesso al mercato e diversificazione del reddito.
In Kenya, Eni ha completato il primo agri-hub a luglio 2022 e ha iniziato a produrre olio vegetale, coinvolgendo finora circa 80.000 agricoltori. Il progetto in Kenya – incluso nel Piano Mattei e sostenuto dall’International Finance Corporation (Gruppo Banca Mondiale) e Cassa Depositi e Prestiti – rappresenta un modello virtuoso di collaborazione pubblico-privata. L’accordo prevede un finanziamento di 210 milioni di collari, di cui fino a 135 erogati da Ifc ed i rimanenti 75 dal Fondo Italiano per il Clima (di cui Cdp è il gestore).
Nel suo impegno per la decarbonizzazione, Eni sviluppa iniziative a tutela di territori ed ecosistemi e soluzioni tecnologiche per compensare le emissioni di gas serra. “A tal fine sviluppiamo iniziative che consentono di generare crediti di carbonio di alta qualità usati per compensare le emissioni di CO2 residuali. Le prime attività sono state avviate nell’ambito della protezione, conservazione e gestione sostenibile delle foreste. “Nel corso del tempo, abbiamo avviato progetti di agricoltura e gestione del suolo sostenibili che migliorano le rese agricole incrementano il carbonio organico dei suoli.
Infine, con il programma Clean Cooking, Eni si è impegnata a distribuire fornelli migliorati a dieci milioni di persone entro il 2027 e 20 milioni entro il 2030 (in Mozambico, Congo, Costa d’Avorio, Ruanda, Angola, Tanzania e Madagascar), riducendo l’uso di biomasse e migliorando le condizioni di salute e di vita delle famiglie, in particolare di donne e bambini”.
Per essere sicuri di cogliere appieno le specificità della transizione energetica, in un’ottica di costante aggiornamento delle reciproche priorità, Eni e Luiss Guido Carli hanno lanciato nel 2023 l’International Network on African Energy Transition (Inaet). L’Inaet riunisce istituzioni, università, think tank e studiosi africani ed europei, promuovendo soluzioni innovative e partenariati concreti per una transizione giusta, e contribuendo alla definizione di una nuova agenda africana dell’energia.
A maggio, si terrà la terza conferenza, per la prima volta in Africa occidentale, ad Abidjan in Costa d’Avorio, organizzata da Eni, Luiss, in collaborazione con la Banca Mondiale e altri partner internazionali. La conferenza fa seguito all’evento dell’anno scorso che ha visto la partecipazione di oltre 250 rappresentanti di governi africani, organizzazioni internazionali, mondo accademico e think tank, offrendo uno spazio di confronto di alto livello sulle priorità del continente.



