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Libia: ampliamento porto di Misurata, a Msc ruolo di primo piano

di: Enrico Casale | 19 Gennaio 2026

La Libia ha firmato ieri un accordo di partenariato strategico del valore di 2,7 miliardi di dollari per lo sviluppo, l’espansione e la gestione del terminal portuale della Misrata Free Zone, una delle principali infrastrutture portuali del Paese che si affaccia sul Mediterraneo occidentale. Lo riporta il sito del quotidiano libico Libya Observer.

La cerimonia di firma si è svolta nella città di Misurata alla presenza del primo ministro del Governo di unità nazionale (Gnu), Abdul Hamid Dbeibeh, del premier e ministro degli Affari Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, e del vice primo ministro e ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale dell’Italia, Antonio Tajani.

L’accordo, che rientra nella strategia libica di attrarre investimenti esteri diretti per la modernizzazione delle infrastrutture e la diversificazione dell’economia, vede la partecipazione di importanti gruppi internazionali, con un ruolo di primo piano di Mediterranean Shipping Company (Msc, gruppo armatoriale svizzero, fondato dall’imprenditore italiano Gianluigi Aponte) e della società qatarina al-Maha Capital Partners, insieme a partner svizzeri specializzati in operazioni portuali.

Secondo quanto indicato nella dichiarazione ufficiale diffusa dalla piattaforma mediatica del governo libico Hakomitna, il progetto punta ad incrementare la capacità di movimentazione merci del porto fino a 4 milioni di container all’anno, rafforzando così la posizione strategica del terminal di Misurata nei traffici commerciali regionali e globali e rendendo la Libia come hub logistico nel Nordafrica.

Il primo ministro libico Dbeibeh ha sottolineato che l’iniziativa viene finanziata attraverso investimenti diretti dall’estero e sarà realizzata secondo piani operativi chiari, “senza gravare ulteriormente sul bilancio statale”, evidenziando l’impegno della sua amministrazione ad attrarre investimenti produttivi, sviluppare infrastrutture e massimizzare i ritorni economici per il Paese.

Fonti ufficiali stimano che il progetto potrà generare fino a 600 milioni di dollari di ricavi operativi annuali, oltre a creare 8.400 posti di lavoro diretti e fino a 62.000 occupazioni indirette legate all’indotto logistico, dei servizi e delle attività commerciali correlate. Queste prospettive occupazionali rappresentano, secondo il governo, una boccata d’ossigeno per l’economia nazionale e un contributo significativo alla creazione di opportunità per i giovani libici.

La realizzazione dell’opera è parte di un più ampio programma libico di rafforzamento delle relazioni economiche internazionali e di sviluppo dei settori dei trasporti, dell’energia e dei servizi, con l’obiettivo di sostenere la stabilità interna e promuovere l’integrazione del Paese nelle principali catene di approvvigionamento globali.

All’incontro di Misurata ha partecipato anche una folta delegazione italiana guidata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sottolineato come il progetto costituisca un’opportunità per rafforzare i legami economico-commerciali tra Italia e Libia, in un contesto di cooperazione che include temi di sviluppo infrastrutturale, migrazione e lotta ai traffici illeciti. La missione italiana è stata definita, in una nota del ministero degli Affari Esteri, come parte di un più ampio impegno nel sostegno alla stabilità e alla riconciliazione nazionale libica.

Il porto di Misurata, con la futura espansione, potrebbe diventare una delle principali infrastrutture marittime nel bacino mediterraneo, con benefici attesi non solo per la Libia, ma per l’intero corridoio commerciale che collega l’Africa settentrionale all’Europa e ad altri mercati internazionali.

Il progetto di Misurata rappresenta inoltre uno dei maggiori investimenti infrastrutturali nel Paese al di fuori del settore energetico, settore da sempre dominante nell’economia libica. Essa segna una svolta significativa nella direzione di una maggiore apertura al capitale straniero e alla cooperazione economica multilaterale dopo anni di instabilità politica e frammentazione istituzionale.

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