di: Andrea Spinelli Barrile | 19 Gennaio 2026
Il tradizionale tour africano del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in questo 2026, si è concentrato sull’Africa orientale, il versante del continente che, commercialmente, più di tutti guarda verso l’Asia. Proprio in questo senso, la Tanzania è stata la tappa più importante e strategica in questo tour africano di inizio 2026 ed è proprio qui che, quest’anno, si giocherà una grossa fetta degli interessi commerciali cinesi in Africa.
Oggi infatti, il Paese dell’Africa orientale è fondamentale per Pechino per assicurarsi l’accesso ai vasti giacimenti di rame dell’entroterra africano. Un ruolo che è geograficamente e strategicamente speculare a quello che è oggi l’Angola per l’Europa e gli Stati Uniti, ovvero quello di un porto commerciale (perlopiù minerario) affacciato direttamente verso il partner privilegiato. Se per l’Angola questo è Lobito, sull’Oceano Atlantico, per la Tanzania questo porto è quello di Tanga, sull’Oceano Indiano: sono cinesi le aziende impegnate nella ristrutturazione della ferrovia Tazara, che attraversa il confine tanzaniano fino in Zambia, dove il primo ministro cinese Li Qiang è stato in visita ufficiale a novembre (la prima di un premier cinese in 28 anni), un lungo corridoio che si snoda dai bacini minerari fino al porto di Tanga esattamente come quello di Lobito percorre l’entroterra africano dai bacini congolesi fino all’Atlantico.
La corsa ai minerali africani è una corsa a più velocità. La crescente reputazione del porto tanzaniano di Tanga, in termini di efficienza e affidabilità, ha ormai attirato l’attenzione degli operatori marittimi globali, tra cui il porto cinese di Yantai, che sabato 25 ottobre ha inaugurato una nuova rotta per il trasporto di merci varie che collega l’Asia orientale e l’Africa orientale: la rotta è oggi la 29esima linea internazionale di trasporto merci di Yantai, una cifra che sottolinea il sempre più profondo legame economico tra Cina e Africa orientale e rappresenta un passaggio fondamentale nel soddisfare le ambizioni della Tanzania a diventare un polo logistico per l’intera regione: una volta arrivate a Tanga, le merci cinesi possono essere facilmente distribuite in tutta la Tanzania e nei Paesi limitrofi senza sbocco sul mare, come Uganda, Ruanda, Burundi e Repubblica democratica del Congo, grazie alla rete stradale e ferroviaria migliorata della Tanzania.
Gli investimenti cinesi nella ferrovia Tazara e nel porto di Tanga, che 10 anni fa era inesistente per quanto riguarda la logistica commerciale, hanno portato una profonda trasformazione, guidata dalla Tanzania ports authority (Tpa): il dragaggio e l’ampliamento del bacino portuale principale di Tanga, per accogliere navi oceaniche più grandi, sono stati investimenti importanti, così come lo sono state l’installazione di nuove attrezzature per la movimentazione delle merci, gru e moderne strutture di stoccaggio, la costruzione di nuove strade di accesso e la realizzazione dei collegamenti ferroviari che nel prossimo futuro collegheranno il porto al corridoio commerciale settentrionale della Tanzania e alla futura ferrovia a scartamento standard (Sgr), senza contare tutta la parte sulla digitalizzazione delle operazioni portuali e dei processi.
Come si legge in una nota ufficiale diffusa dal ministero cinese dopo l’incontro che Wang ha avuto con la presidente tanzaniana Samia Suluhu Hassan, “le due parti hanno accolto con favore l’avvio senza intoppi del progetto di riqualificazione della ferrovia Tazara e si sono dichiarate disponibili a sostenerne l’attuazione. Le due parti attueranno attivamente la Dichiarazione Congiunta di Cina, Tanzania e Zambia sulla Costruzione congiunta della cintura della prosperità ferroviaria Tazara, promuoveranno lo sviluppo integrato lungo la ferrovia Tazara, collegheranno altre infrastrutture, tra cui ferrovie e porti, esploreranno il potenziale per ampliare la collaborazione nella Cintura della prosperità ferroviaria Tazara per lo sviluppo regionale e definiranno un modello per una cooperazione di alta qualità”.
Insomma, la Tanzania è al centro dell’impegno cinese per garantirsi l’accesso alla cintura africana del rame e proprio questi progetti sono l’alternativa strategica cinese al Corridoio di Lobito, sostenuto da Stati Uniti e Unione Europea, che collega lo Zambia e la Repubblica Democratica del Congo ai porti atlantici attraverso l’Angola.
Proprio in quest’ottica, la visita di Wang Yi in Tanzania è strategica, oltre che per gli aspetti commerciali strettamente cinesi, anche per i grandi giochi della geopolitica globale. L’obiettivo di tutti gli attori, protagonisti, comprimari ed antagonisti, è sbloccare il potenziale di commercio e trasporto di minerali cruciali per la transizione energetica, offrendo alternative più efficienti alle rotte esistenti dai bacini di Rdc e Zambia. Da un lato, a occidente, da anni si assiste a investimenti strategici importanti per l’ormai famoso Corridoio di Lobito, in cui sono coinvolti gli Stati uniti ma molto anche il governo italiano con il Piano Mattei per l’Africa, governo che a sua volta è riuscito a coinvolgere pienamente nel progetto anche l’Unione europea con il suo Global gateway, “la risposta europea alla via della Seta cinese”.
E proprio la Cina è il principale concorrente in questa sfida per i corridoio dell’Africa meridionale. Si tratta di fatto non si una competizione diretta tra due città ma di una competizione diretta e serrata tra due corridoi di trasporto strategici, che hanno già ottenuto investimenti miliardari e che, da oggi e nel futuro, competono per servire il flusso di minerali africani: il Corridorio Lobito emerge come una nuova potenza guidata da investimenti occidentali, sfidando le rotte storiche come quella che passa per Tanga e Dar es Salaam, che tuttavia restano le rotte vincenti, se pensiamo che la Cina è oggi il più grande raffinatore di minerali critici al mondo e che Pechino ha rivoluzionato le sue politiche commerciali da quando Washington ha deciso di imporre dazi a destra e a manca, Africa compresa.
E, come in ogni competizione, anche questa non è esente da sovrapposizioni, complicazioni e colpi bassi: come scriveva la sinologa Alessandra Colarizi su Chinafiles, “la Repubblica popolare non è l’unico paese ad aver messo gli occhi sulla ferrovia” tanzaniana: per Washington, “sebbene la Cina abbia finanziato la costruzione della Tazara, sono stati gli Stati Uniti a mantenerla in funzione fornendo “una sostanziale assistenza tecnica”, oltre che con l’esborso di oltre 45 milioni di dollari per l’acquisto di “nuove locomotive e materiale rotabile”. Ma la cosa è speculare perché la sovrapposizione tra capitali cinesi e americani è riscontrabile anche nel Corridoio Lobito, con una delle aziende portoghesi coinvolte che nel suo azionariato ha una consistente partecipazione cinese.
Secondo Lina Benabdallah della Wake forest university, su Lobito le autorità americane stanno attingendo generosamente alle modalità di cooperazione adottate dalla Cina nel quadro del Focac ma il vantaggio cinese sull’Africa, oggi, è ineguagliabile, oltre che sotto gli occhi di tutti.
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