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Angola: idrocarburi, Shell ritorna nel Paese

di: Enrico Casale | 12 Gennaio 2026

Shell Plc ha siglato un accordo con Cabinda Gulf Oil Company Ltd, controllata di Chevron, per acquisire una quota del 35% in due blocchi petroliferi offshore (Block 49 e Block 50) situati in acque ultra profonde al largo della costa dell’Angola. Il contratto ha ottenuto l’approvazione del governo angolano ed è ora in attesa di completare gli ultimi adempimenti legali e le autorizzazioni regolatorie prima dell’effettivo perfezionamento della transazione. I termini finanziari dell’operazione non sono stati resi pubblici da Shell, che ha però confermato l’intesa attraverso un comunicato.

Il ritorno di Shell nel settore upstream angolano segna un cambio di rotta dopo oltre due decenni di assenza del gruppo nel Paese, testimoniando un rinnovato interesse delle major per il mercato africano e per le risorse offshore dell’Atlantico meridionale. Questo sviluppo si inserisce in un contesto di riforme normative attuate da Luanda per attrarre investimenti esteri nel settore energetico e sostenere l’obiettivo di mantenere la produzione di greggio al di sopra di 1 milione di barili al giorno, nonostante un trend produttivo in diminuzione negli ultimi anni.

Secondo Shell, l’esplorazione in nuove aree, come quella angolana, è “importante per sostenere la produzione fino agli anni ’30”, riflettendo la strategia della compagnia di investire con disciplina in opportunità upstream che possano garantire continuità operativa e produttiva nel lungo periodo. Nell’ambito di questi piani, Shell intende anche incrementare la produzione di gas dell’1% entro il 2030, mantenendo stabili i volumi di petrolio in un contesto energetico che privilegia gradualmente risorse più pulite e la transizione energetica.

L’accordo con Chevron arriva in un momento in cui le compagnie internazionali guardano con interesse all’Angola, seconda nazione produttrice di greggio dell’Africa subsahariana dopo la Nigeria, dove operano attori come TotalEnergies, Equinor ed ExxonMobil, oltre alle società statali e partner locali. L’attrazione per il bacino angolano riflette sia il potenziale geologico delle sue risorse offshore sia gli sforzi di Luanda di rendere il quadro regolatorio più favorevole agli investimenti esteri.

Gli analisti osservano che la firma di questo tipo di accordi in blocchi non ancora sviluppati indica la volontà degli operatori di presidiare aree che, pur presentando sfide tecniche e costi elevati, potrebbero offrire ritorni strategici significativi nel lungo termine. Anche Chevron, attraverso Cabinda Gulf Oil Co., ha intensificato la propria attività in Angola, con progetti come il recente avvio della produzione dal campo South N’dola in Block 0 e importanti iniziative legate al gas, segnalando un approccio di sviluppo incrementale delle risorse offshore del Paese.

La rinnovata fiducia delle major nel settore angolano arriva in un momento in cui il mercato globale dell’energia è in evoluzione, con una crescente competizione tra le fonti fossili tradizionali e gli investimenti in energia a basse emissioni. La presenza di Shell con una partecipazione significativa nei blocchi 49 e 50 potrebbe incentivare ulteriori accordi simili, consolidando l’Angola come uno dei principali hub petroliferi e gasiferi del continente africano nei prossimi anni.

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