di: Enrico Casale | 16 Dicembre 2025
Capo Verde ha aperto un bando per rilanciare un’unità di lavorazione del pesce, segnalando la volontà del governo – e degli investitori – di rafforzare la filiera della pesca trasformata sull’arcipelago.
La pesca è da sempre un pilastro dell’economia capoverdiana: con una flotta composta da circa 1.535 imbarcazioni (tra artigianali e semi‑industriali), il settore occupa migliaia di addetti e rappresenta una fonte essenziale di proteine animali per la popolazione. Le attività di pesca, tuttavia, fino a oggi non sono state sfruttate appieno: il potenziale stimato delle risorse marittime è di 36‑44.000 tonnellate all’anno, ma la produzione reale si stabilizza attorno a 10.000 tonnellate.
Il settore della lavorazione del pesce – trasformazione, conservazione, inscatolamento, lavorazione della materia prima – ha già un ruolo significativo: nelle zone costiere e sulle isole, l’industria della lavorazione impiega buona parte della manodopera e rappresenta una voce non secondaria per l’export.
Negli ultimi anni l’export di pesce in scatola dall’arcipelago è aumentato. Secondo fonti locali, nei primi mesi di quest’anno le vendite di prodotti ittici conservati sono cresciute del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, nonostante questi segnali positivi, alcuni stabilimenti – tra cui impianti di produzione di prodotti ittici – hanno attraversato momenti di crisi, con conseguenze per l’occupazione e la capacità produttiva.
Il nuovo concorso per rilanciare un’unità di lavorazione si inserisce quindi in un quadro di rilancio economico e valorizzazione delle risorse marine, con l’obiettivo di aumentare la trasformazione locale, creare occupazione stabile e migliorare la partecipazione di Capo Verde alla catena globale del pescato e dei prodotti ittici confezionati.
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