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Migrazioni, fame zero e lotta alla povertà le priorità degli ambasciatori africani a Roma

“Contribuire a dare una risposta alle grandi sfide mondiali da un’ottica africana”: è questa la priorità del Gruppo degli Ambasciatori Africani a Roma delineata dal nuovo decano, l’ambasciatore della Repubblica democratica del Congo in Italia, Albert Tshiseleka Felha.

Parlando con Africa e Affari in occasione di una cerimonia di saluto del precedente decano del corpo diplomatico africano a Roma, l’ambasciatore della Repubblica del Congo Mamadou Kamara Dekamo che si trasferirà presto a Berlino per rappresentare il governo di Brazzaville in Germania, Thiseleka Felha ha sottolineato l’importanza di una riflessione condivisa sulle problematiche che interessano il continente africano.

“Credo che la comunità internazionale abbia bisogno di proposte e di soluzioni per mettere fine alla crisi migratoria – ha detto ad Africa e Affari l’ambasciatore congolese – Le grandi sfide mondiali che si pongono attualmente non hanno soluzioni che possono venire soltanto dall’Occidente, ma devono venire anche dall’Africa perché è lì che i loro effetti si fanno sentire maggiormente.

“Penso all’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la fame e contro la povertà – ha proseguito Tshiseleka Felha nel suo colloquio con Africa e Affari – Ma ci sono anche i problemi dei conflitti e della governabilità, così come la necessità di creare posti di lavoro dignitosi e produttivi per rispondere alle esigenze dei giovani che altrimenti non hanno nessun’altra prospettiva se non quella dell’immigrazione irregolare verso l’Europa”.

“Bisogna individuare una nuova strategia di sviluppo per costruire con l’Africa un partenariato equo e paritario – ha concluso l’ambasciatore della Repubblica democratica del Congo in Italia – Quello che ci aspettiamo dall’Europa e ancora di più dall’Italia è un contributo fattivo alla costruzione di questo nuovo partenariato, fondato realmente su una strategia di sviluppo sostenibile e di lunga durata per la lotta alla povertà e alla fame: questo si può fare da una parte con un dialogo ad alto livello istituzionale, e su questo siamo già a un buon punto, ma dall’altro è necessario un maggiore coinvolgimento del settore privato che deve investire capitali freschi in attività produttive nei Paesi dell’Africa per sostenere la necessaria trasformazione strutturale delle nostre economie e favorire lo scambio di tecnologie”.

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