Contatti

Direttore responsabile
Massimo Zaurrini
Direttore editoriale
Gianfranco Belgrano

Via Val Senio, 25 - 00141 Roma
+39 068860492 - +39 0692956629
Fax: +39 0692933897

Mail

captcha

Trump visto da qui

Il rapporto tra il neo-eletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e l’Africa non sembra cominciare con il piede giusto. Come in ogni parte del mondo, anche il continente africano aveva seguito con attenzione la lunga campagna elettorale statunitense, notando con amarezza la totale assenza dell’Africa e delle sue questioni dal dibattito pre-elettorale. Ma è nei giorni immediatamente successivi alla dichiarazione della vittoria che molti media africani hanno palesato il basso livello di aspettative che ripongono nel nuovo inquilino della Casa Bianca. A cominciare dal Kenya, Paese che aveva dato i natali al padre del presidente uscente Barack Obama e che tanto calorosamente aveva salutato quel suo nipote. Sono stati i giornali keniani, infatti, i primi a riportare la notizia che sarebbe stata cancellata la Conferenza sull’Africa organizzata a New Orleans dal 4 al 6 dicembre dal Corporate Council on Africa (Cca, un’associazione che raccoglie grandi gruppi industriali con interessi nel continente).

La riunione annuale del Cca si era tenuta regolarmente negli ultimi sette anni e negli Stati Uniti era diventata uno degli appuntamenti di punta per chi si occupa di Africa in chiave economica. Il Cca era considerato anche un gruppo di lobbying nei confronti del Congresso per le questioni economiche africane. In realtà gli organizzatori si sono limitati a dire di non aver raggiunto un numero di iscritti sufficiente per tenere l’incontro. Eppure, comunicazioni diffuse nei mesi scorsi preannunciavano la presenza di oltre 400 imprese e di grandi speaker, come consuetudine. Secondo gli osservatori keniani è stata l’elezione di Donald Trump la vera ragione della cancellazione.

La posizione del magnate sull’Africa e la sua dichiarata priorità all’attenzione per le questioni interne al Paese, lasciano presagire se non un graduale sganciamento dall’Africa, quantomeno un rallentamento dell’interesse. Alcuni temono anche ripercussioni sul futuro di programmi quali Power Africa, e la fuga dall’Africa di fondi di investimento ed equities americani.

In realtà, il passato ha dimostrato più volte che gli interessi e gli appetiti statunitensi all’estero difficilmente subiscono cambiamenti drastici. E l’Africa dei prossimi 4/8 anni è una zona di mondo che Washington ormai non può più ignorare.



Pubblicato il


Leggi anche

  • Perché il 2016 sia l’anno dell’Italia È stato un anno complicato per molti paesi africani quello che si è appena chiuso. Il continente è cresciuto, in alcuni casi mantenendo se non migliorando le attese - è il caso per esempio […]
  • Hic sunt leones! Stretta tra disinteresse e luoghi comuni, l’Africa non gode certo di un buon rapporto con la stampa italiana. I resoconti sporadici, spesso sensazionalisti, quasi sempre superficiali, che […]
  • Renzi in Africa, da qualche parte bisognava cominciare Questa volta sembra davvero quella buona. L’annuncio, lo scorso dicembre, dell’Iniziativa Italia-Africa aveva generato soddisfazione, aspettative, ma anche qualche mugugno da parte di chi […]
  • Addio a Calchi Novati, una vita per l’Africa Il 2017 è iniziato con una notizia molto triste per chi in Italia si occupa di Africa. La notizia è quella della morte del professor Gian Paolo Calchi Novati. Punto di riferimento per la […]
  • Per una cooperazione finalmente win – win Questo numero di ‘Africa e Affari’ è dedicato alla cooperazione allo sviluppo e in particolare agli effetti della riforma legislativa approvata quasi due anni fa. Innegabile è il ruolo […]
  • Un nuovo anno, una nuova Africa Gli Ape/Epa, i Millenium Development Goals (Mdg), Expo: questo 2015 appena iniziato sembra destinato a segnare un punto di svolta per l’Africa, soprattutto per le sue relazioni con il […]