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    Al via Coopera 2022, la cooperazione come strumento di pace e sviluppo

    “La politica cooperazione è uno strumento per costruire e preservare la pace”. A sottolinearlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aprendo i lavori di Coopera, la seconda Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, organizzata dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

    L’edizione 2022 di Coopera ruoterà intorno alle P di Pace, Persone, Prosperità, Pianeta e Partnership – i cinque pilastri dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – che servirà a dare la misura dello stato della cooperazione allo sviluppo e delle prossime sfide soprattutto alla luce della pandemia e del conflitto in Ucraina.”Con la guerra non c’è sviluppo e senza sviluppo non ci possono essere stabilità e pace”, ha affermato Mattarella, dopo aver ricordato gli squilibri a catena che l’invasione russa dell’Ucraina sta causando al mondo. “L’agenda 2030 esce indebolita dalla guerra” ha detto il presidente, auspicando che la comunità internazionale assuma obiettivi condivisi e che l’Italia aumenti il suo contributo ai progetti di sviluppo.

    Mattarella ha poi voluto sottolineare che in questo contesto, come ha insegnato la pandemia, “non esistono soluzioni locali a sfide globali come cambiamenti climatici, salute e povertà”. Il capo dello Stato ha poi citato l’impegno storico dell’Italia nella cooperazione, l’importanza della cooperazione accademia e dei partenariati territoriali. Mattarella ha elogiato il “prezioso contributo delle diaspore” allo sviluppo. “Genera ricadute positive nel nostro sistema produttivo e di welfare – ha detto – e allo stesso tempo contribuisce allo sviluppo dei Paesi d’origine di queste persone”.

    Citando Paolo Sesto nel suo intervento, il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha affermato che “lo sviluppo è il nuovo nome della Pace”. Lo sviluppo “deve essere integrale e non solo economico”, ha spiegato Parolin. In questo momento “i Paesi più ricchi – ha detto il cardinale – nonostante i rischi di recessione, non si possono esimere dall’aiutare i Paesi in via di Sviluppo”.

    “La Cooperazione può e deve trasferire modelli virtuosi di innovazione, favorire il trasferimento di conoscenze qualificate e la crescita del capitale umano a livello locale, puntando su giovani e donne, favorendo una cultura dell’imprenditorialità”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, intervenendo alla sessione di apertura di Coopera. “Vogliamo responsabilizzare le forze più dinamiche dell’Africa, il continente con la più alta percentuale di giovani” ha detto il ministro “tramite istruzione e formazione professionale, trasferimento di tecnologie, rafforzamento delle capacità imprenditoriali e creazione di posti di lavoro di qualità”. 

    “Siamo inoltre consapevoli che lo sviluppo economico sia il risultato di uno sforzo congiunto e per questo incoraggiamo una più stretta collaborazione tra settore pubblico e settore privato” ha continuato Di Maio. “Il ruolo delle imprese” ha spiegato il ministro “è determinante per apportare nuove risorse al finanziamento dello sviluppo in maniera parallela e sinergica con i fondi dell’aiuto pubblico”. Di Maio ha assicurato in conclusione che l’azione italiana all’estero “continuerà ad articolarsi attorno alle cinque P dell’Agenda 2030”. 



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