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Chi è Abiyi Ahmed? E perchè il Nobel è l’aiuto più grande che potesse ricevere

Ripubblichiamo un ritratto del primo ministro etiopico Abiyi Ahmed scritto all’indomani della sua nomina. Da allora Abiyi ha resistito ad almeno due attentati alla sua vita, è stato osannato da folle mai viste radunatesi a Meskel Square ad Addis Abeba, è stato criticato per la mancata realizzazione di alcune delle promesse fatte. Ed oggi è stato insignito  del Premio Nobel per la Pace. Un premio che si spiega soprattutto con il bisogno
di garantire ad una figura unica sul panorama politico nazionale tutto il sostegno internazionale possibile. Perchè Abiyi Ahmed e l’Etiopia tutta stanno attraversando un momento delicato come pochi altri nella storia di questo paese. Un momento che durerà almeno fino alle elezioni dell’anno prossimo. E’ anche questo il motivo per cui il Nobel è stato dato solo ad Abiyi Ahmed e non anche a Isaias Afewerki (presidente dell’Eritrea). Perché la pace si fa in due, non da soli.

ETIOPIA – Abiy Ahmed Ali, il quarantaduenne nuovo primo ministro dell’Etiopia, da bambino era soprannominato Abiyot, che vuol dire ‘rivoluzione’. Nel 1976, suo anno di nascita, era un nome e un soprannome abbastanza comune, dal momento che si inseriva nella scia della retorica e delle aspettative etiopiche successive all’insediamento del Derg (1974).

Quel soprannome, che al nuovo premier etiopico è rimasto appiccicato nel tempo, è tornato prepotentemente in superficie con la sua nomina alla guida del Paese delle scorse settimane.

La nomina di Abiyot, infatti, sta portando con sé molte aspettative, la prima delle quali è proprio quella di ‘rivoluzionare’ l’ambiente politico etiopico: vuoi per i suoi 42 anni – è il più giovane capo di governo nella lunghissima storia dell’Etiopia – vuoi soprattutto per la sua appartenenza di nascita alla comunità Oromo, la comunità che negli ultimi anni ha guidato l’opposizione reale (fatta di manifestazioni, scontri, morti e migliaia di prigionieri) al governo che oggi Abiyot è chiamato a rappresentare.

Aspettative che il giovane premier ha alimentato durante il discorso di insediamento trasmesso in diretta televisiva quando ha dichiarato di voler lavorare a uno sviluppo inclusivo e promuovere un processo di riconciliazione nazionale coinvolgendo l’opposizione, nonché di voler costruire relazioni diplomatiche pacifiche con la vicina Eritrea. In Etiopia, e soprattutto negli ambienti di governo, le parole non sono mai casuali. Piuttosto si preferisce tacere. Sorridere e tacere. “A tutti gli etiopi, quelli che vivono all’estero e in patria, dico che occorre perdonare”, ha invece detto il premier nel suo primo discorso, senza tuttavia specificare se e quando abbia intenzione di revocare lo stato d’emergenza in atto nel Paese dalle dimissioni di Hailemariam Desalegn.

E tali parole paiono collegarsi alla storia personale di Abiyot, che sembra riportare il ritratto di un uomo di dialogo, di confronto, di lavoro sotterraneo, più che di una figura di rottura, dirompente e rivoluzionaria. O forse proprio per questo, in un Paese orgoglioso e in cui troppo spesso si tende ad arroccarsi inutilmente sulle proprie posizioni in maniera testarda, la figura di Abiy Ahmed potrebbe diventare davvero rivoluzionaria.

La Biografia

Nato in una famiglia musulmana, Abiyot è cresciuto con i nonni oromo musulmani e cristiani. A 14 anni ha combattuto contro il regime socialista del Derg, entrando in una piccola formazione Oromo coordinata dai ribelli tigrini, occasione che gli ha consentito di imparare il tigrino. Entrato giovane nell’esercito ha studiato informatica e crittografia.

Dopo la caduta del Derg ha proseguito la carriera militare affiancando studi sul dialogo, sulle strategie di de-escalation dei confronti violenti e studi sulle comunicazioni e l’informatica. Durante la carriera militare ha lavorato nelle comunicazioni e nell’intelligence. È stato inviato nel Rwanda post-genocidio nell’ambito della missione Onu e al confine tra Etiopia ed Eritrea tra il 1998 e il 2000 per lavorare nella raccolta informazione.

Successivamente venne inviato nella sua città natale in qualità di ufficiale dell’esercito per mettere fine ai gravi e violenti scontri interreligiosi che contrapponevano cristiani e musulmani. Riuscì ad appianare tensioni e violenze, ritagliandosi un ruolo di mediatore interreligioso che sarà chiamato a giocare ancora negli anni successivi.

Nel 2007 il vero salto, che vede Abiy diventare uno dei cofondatori dei nuovi servizi segreti etiopici, l’Ethiopian Information Network Security Agency (Insa), di cui fu sin da subito vicedirettore, per poi ricoprire dal 2008 al 2010 il ruolo di direttore. Tra i più strenui oppositori oromo al governo, il nome di Abiy Ahmed era stato criticato quando era cominciato a circolare ancor prima della nomina perché ritenuto troppo legato all’establishment politico-militare che ha gestito il Paese dopo la caduta del Gerd chiudendo tutti gli spazi per altre forze.

Eppure da quando Abiyot è diventato premier anche le voci più critiche si sono spente. Probabilmente anche queste sono in attesa di vedere quale dialogo riuscirà a costruire la ‘rivoluzione’ di un uomo delle istituzioni.



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