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Sudan: dopo le proteste la tensione resta alta, giornalisti in sciopero

Resta complessa la situazione in Sudan in seguito a una settimana di proteste cominciata lo scorso 19 dicembre e segnata dalla morte di manifestanti e forze di sicurezza. I bilanci restano discordanti: il portavoce del governo, Boshara Juma, ha riferito di 19 morti, tra cui due membri delle forze di sicurezza, e di 219 feriti; secondo questa ricostruzione la maggior parte degli incidenti sarebbe legata a casi di sciacallaggio. Altre fonti riferiscono di un numero più alto di vittime (almeno 37 secondo Amnesty International).

Intanto da ieri, i giornalisti sudanesi hanno dichiarato uno sciopero di tre giorni in segno di solidarietà con chi sta protestando a Khartoum e in altre città sudanesi. “DIchiariamo questo sciopero per protestare contro la risposta violenta delle forze di sicurezza contro i dimostranti” si legge in una nota della Rete dei giornalisti sudanesi. Diversi giornalisti stranieri sono stati intanto espulsi o minacciati, mentre ci sono notizie di diversi cronisti sudanesi agli arresti.

Il governo di Omar Hassan al-Bashir, apertamente criticato per l’incapacità di far ripartire l’economia e di aver intanto aumentato i prezzi di carburante e pane, finora sembra reggere, benché ci siano segnali di scollamento. Quello più evidente è stato rappresentato dalle dimissioni del ministro della Sanità del Norther State, Abdarouf Grnas, che fa parte dell’Umma Reform and renewal Party.

A sostenere Bashir ieri si è presentato a Khartoum, un po’ a sorpresa, il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry accompagnato dal capo dei servizi di intelligence egiziani, il generale Abbas Kamel. Shoukry e Kamel hanno incontrato i loro pari grado sudanesi ma anche lo stesso capo di Stato Bashir. Dopo anni segnati da relazioni fredde e a tratti ostili Sudan ed egitto negli ultimi mesi si sono riavvicinati con aperture e reciproci segnali di distensione.



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